Una banda di assassini di Stato senza controllo e formazione protetti da Trump
Alex Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva, cittadino americano. È stato ucciso a Minneapolis da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement mentre aveva in mano solo un telefono cellulare e stava cercando di aiutare una donna durante un’operazione federale. La dinamica è ancora oggetto di indagine, ma i video e le testimonianze disponibili smentiscono l’ipotesi di una minaccia armata. La sua morte ha riaperto una questione che da tempo cresce sotto traccia: la progressiva militarizzazione dell’ICE e il sistema di appalti che ne sostiene l’addestramento.
Negli ultimi mesi l’ICE ha conosciuto una crescita senza precedenti. Con l’approvazione del One Big Beautiful Bill, il bilancio dell’agenzia è quasi triplicato e la forza lavoro è aumentata di circa il 120%. Per accelerare le assunzioni, l’agenzia ha ridotto i requisiti di selezione e abbreviato i percorsi formativi di base. Parallelamente, ha affidato una parte sempre più rilevante dell’addestramento avanzato a società private di sicurezza e contractor militari.
L’analisi dei registri federali degli appalti mostra che, negli ultimi sei mesi, l’ICE ha stipulato contratti con aziende poco conosciute, alcune senza precedenti rapporti con l’amministrazione federale. Si tratta di società specializzate in addestramento tattico, fuoco vivo, combattimento ravvicinato e formazione per cecchini e squadre di risposta speciale. Ambiti che eccedono la normale preparazione di un’agenzia civile incaricata dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione.
Tra i contratti emersi figurano quelli con Reticence Group LLC (Texas), Path Consulting LLC (Virginia Beach) e Target Down Group (Florida). Quest’ultima è di proprietà di Dan LaLota, fratello di un deputato repubblicano, e ha ottenuto un affidamento senza gara per la formazione di unità di precisione dell’ICE. In più casi, i documenti giustificano l’assenza di gara con la “necessità immediata” di sviluppare capacità operative avanzate. Nessuna delle aziende coinvolte ha risposto alle richieste di chiarimento, né lo ha fatto l’ICE.
Secondo dati pubblicati da Bloomberg, nelle ultime settimane dell’anno fiscale 2025 l’ICE ha speso quasi 140 milioni di dollari in armi e munizioni, spesso acquistate da fornitori che lavoravano in precedenza quasi esclusivamente per il Dipartimento della Difesa. Una parte consistente di queste risorse è destinata alle Special Response Teams, unità addestrate e equipaggiate secondo standard militari.
L’addestramento avanzato si svolge anche presso basi dell’esercito, come Fort Benning, dove l’ICE utilizza strutture costruite da contractor militari per simulare scenari di “guerra urbana”: repliche di abitazioni, complessi residenziali, ambienti civili ad alta densità. Dal settembre 2025 l’agenzia ha già speso circa 8 milioni di dollari in attrezzature per l’addestramento, tra cui munizioni di simulazione, veicoli da demolire, equipaggiamento per cecchini e moduli edilizi.
In questo contesto si colloca la morte di Alex Pretti. Non come un evento isolato, ma come il punto di rottura di un modello operativo che privilegia la risposta armata e la logica del combattimento rispetto alla de-escalation e al controllo civile. L’ICE non è formalmente una forza militare, ma il tipo di formazione ricevuta dagli agenti, la dotazione di armi e l’impostazione delle operazioni mostrano una trasformazione strutturale.
Il nodo centrale non è solo la responsabilità individuale dell’agente che ha sparato, ma la catena decisionale che ha reso possibile un simile esito. Chi ha definito i requisiti di addestramento? Chi ha autorizzato appalti senza gara? Chi valuta l’impatto di una cultura operativa modellata su scenari di guerra in contesti civili?
Senza una revisione indipendente dei contratti, dei programmi di formazione e delle regole d’ingaggio, la morte di Alex Pretti rischia di restare un nome in una lista destinata ad allungarsi. Il problema non è l’errore di un singolo agente, ma un sistema che ha progressivamente confuso l’applicazione della legge con l’uso della forza militare.
