La battaglia sul fine vita torna al centro del dibattito politico francese. Da martedì 20 gennaio il Senato esamina due proposte di legge profondamente riviste rispetto alle versioni approvate in prima lettura dall’Assemblea nazionale nel maggio scorso: una dedicata alle cure palliative, l’altra alla legalizzazione del suicidio assistito e dell’eutanasia. Se sul primo testo sembra profilarsi un consenso ampio, sul secondo lo scontro resta aperto e aspro, come dimostrano i oltre 300 emendamenti depositati.

Cure palliative: da “garantire” a “rafforzare”

La proposta di legge sulle cure palliative è stata modificata in modo significativo dalla commissione degli affari sociali del Senato. Il cambiamento più evidente è già nel titolo: non più “garantire”, ma “rafforzare” l’accesso alle cure palliative. Una scelta lessicale che riflette un’impostazione più prudente e pragmatica.

Sono stati eliminati il cosiddetto “diritto opposabile”, che avrebbe consentito ai pazienti di ricorrere al giudice in caso di carenze dell’offerta, e l’idea di una legge di programmazione annuale, giudicata troppo poco vincolante. Resta però l’obiettivo condiviso di migliorare una presa in carico globale della persona malata, preservandone dignità, qualità della vita e benessere. Anche se non mancheranno discussioni sugli emendamenti, l’adozione del testo appare probabile e relativamente rapida.

Aiuto a morire: una frattura etica e politica

Di tutt’altra natura il confronto sulla proposta di legge che introduce un’“assistenza medica al morire”, destinata a legalizzare, seppure in forma ristretta, il suicidio assistito e l’eutanasia. Qui il Senato ha operato una vera e propria riscrittura del testo proveniente dall’Assemblea nazionale, restringendone l’ambito di applicazione.

Il cambiamento più rilevante riguarda il criterio di accesso: alla formula ritenuta troppo vaga della “malattia grave e incurabile che impegna il pronostico vitale in fase avanzata o terminale”, i senatori hanno sostituito quella di “pronostico vitale impegnato a breve termine”. In pratica, l’aiuto a morire sarebbe limitato a persone la cui morte è prevista entro poche ore o pochi giorni, riducendo drasticamente il numero dei potenziali beneficiari.

Procedure più rigide e nuove garanzie

Anche la procedura è stata irrigidita. La richiesta dovrebbe essere raccolta solo da un medico coinvolto direttamente nella cura del paziente, con la possibilità di includere il medico curante nella valutazione collegiale. È stata inoltre prevista la presenza obbligatoria di un ufficiale di polizia giudiziaria al momento della somministrazione della sostanza letale, accanto al professionista sanitario.

Un altro punto chiave è l’estensione della clausola di coscienza a tutti i professionisti coinvolti, inclusi farmacisti e psicologi. Al tempo stesso, il Senato ha soppresso il controverso reato di “ostacolo” all’aiuto a morire e ha esteso il reato di propaganda anche a questa pratica. La copertura finanziaria da parte dell’assicurazione sanitaria non sarebbe più totale, ma limitata ai tariffari ordinari.

Emendamenti contrapposti, Senato diviso

La mole di emendamenti riflette una frattura profonda. I gruppi di sinistra ed ecologisti, insieme ad alcuni centristi, chiedono un ritorno al testo dell’Assemblea nazionale o persino un suo ampliamento, includendo ad esempio le direttive anticipate come possibile via d’accesso all’aiuto a morire. All’opposto, la destra e parte dei centristi puntano a restringere ulteriormente il dispositivo o a escluderlo del tutto, proponendo controlli preventivi più stringenti o clausole di coscienza collettive per le strutture sanitarie.

In posizione intermedia si colloca la proposta del senatore Olivier Henno, che immagina un compromesso ispirato al modello dell’Oregon: un aiuto limitato al solo suicidio assistito, per pazienti con una prognosi di sei mesi. Una soluzione che, nelle sue parole, privilegia un’“etica della responsabilità” rispetto a un rifiuto totale che rischierebbe di escludere dal dibattito.

Un voto atteso e carico di conseguenze

Il voto solenne è previsto per mercoledì 28 gennaio. Qualunque sia l’esito, il passaggio al Senato conferma che la questione del fine vita resta uno dei nodi più sensibili del dibattito pubblico francese: non solo una scelta legislativa, ma un confronto profondo tra visioni diverse della medicina, della dignità umana e del ruolo dello Stato di fronte alla sofferenza e alla morte.