La storia recente del Venezuela non può essere compresa senza guardare al ruolo della Chiesa cattolica, un attore sociale e morale che ha oscillato tra dialogo, denuncia profetica e tentativi di mediazione in una situazione segnata da polarizzazioni estremamente profonde. Il rapporto tra il Vaticano e il Venezuela è stato, negli ultimi decenni, una sorta di specchio in cui si riflettono tensioni interne venezuelane e i nodi irrisolti della diplomazia cattolica contemporanea.
Pietro Parolin: dal nunzio a Caracas al cuore della diplomazia vaticana
Il cardinale Pietro Parolin, oggi Segretario di Stato della Santa Sede, è una figura centrale nel rapporto tra Roma e Caracas. Nominato nunzio apostolico in Venezuela nel 2009, Parolin si trovò ad affrontare gli ultimi anni della presidenza di Hugo Chávez, un leader carismatico che spesso guardava con sospetto alla Chiesa e alla sua influenza sociale. La sua nomina venne interpretata come un tentativo del Vaticano di gestire con prudenza e sensibilità una situazione complessa, in cui la Chiesa rappresentava una voce importante nella società civile venezuelana.
Quando fu richiamato a Roma nel 2013 per diventare Segretario di Stato sotto Papa Francesco, le relazioni tra la Santa Sede e Caracas non erano affatto semplici. A più riprese, Parolin si distinse per i suoi appelli al dialogo e per il tentativo di bilanciare la richiesta di rispetto dei diritti umani e della Costituzione venezuelana con la distanza istituzionale dai conflitti politici interni.
Nel luglio 2021 Maduro stesso attaccò una lettera scritta da Parolin a una assemblea di imprenditori, definendola un “compendio di odio e veleno”, dato che il testo invitava tutte le parti a negoziare seriamente e a mettere il bene comune davanti agli interessi particolari.
Chávez, Maduro e la Chiesa: un rapporto di tensioni e accuse
Negli anni di Hugo Chávez (1999–2013), la Chiesa venezuelana e il governo entrarono più volte in contrasto, soprattutto quando i prelati denunciarono violazioni dei diritti umani e la crescente polarizzazione politica nella società. Questo clima si è accentuato sotto Nicolás Maduro, successore di Chávez, con accuse reciproche: il governo ha spesso descritto i vescovi e i rappresentanti ecclesiastici come intrusi o ostacoli, mentre la Conferenza Episcopale di Caracas e altri prelati hanno più volte sollecitato rispetto per la libertà religiosa, la necessità di elezioni libere e la difesa delle istituzioni democratiche.
Un episodio recente – l’incidente che ha coinvolto il cardinale venezuelano Baltazar Porras, a cui è stato sequestrato il passaporto – riflette come le relazioni rimangano tese e come le autorità seguano da vicino figure ecclesiali critiche nei confronti del governo.
Crisi economica, sanzioni e sottosviluppo: il contesto di una tragedia nazionale
Alle tensioni politiche si sommano anni di crisi economica profonda. Il Venezuela, un tempo ricco di petrolio e ricchezze naturali, ha visto la sua economia collassare sotto il peso di un modello statale centralizzato, cattiva gestione, corruzione endemica e – negli ultimi anni – le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e da altri paesi. Le sanzioni, pensate per isolare il governo Maduro, hanno avuto effetti collaterali drammatici sulla popolazione: iperinflazione, scarsità di medicinali e alimenti di base, colpo alla produzione di petrolio e un’esodo massiccio di milioni di venezuelani verso altri Paesi dell’America Latina e oltre.
In questo quadro, la retorica governativa ha spesso attribuito la responsabilità del collasso economico esclusivamente alle sanzioni internazionali, mentre il crollo delle istituzioni e delle infrastrutture interne è anche il frutto di decenni di interventi statali, distorsioni produttive e marginalizzazione del settore privato. L’effetto combinato di questi fattori ha contribuito a una situazione di profonda sofferenza sociale, su cui la Chiesa ha più volte richiamato l’attenzione.
Papa Francesco: la diplomazia del dialogo e l’azione pastorale
Papa Francesco, pur non avendo mai visitato il Venezuela, ha mantenuto un interesse costante per la vicenda venezuelana, riflettendo la tradizione del Vaticano di mediare in conflitti nazionali senza schierarsi apertamente con una parte politica. Dopo le proteste violente del 2017 e le successive repressioni, il Vaticano propose il proprio ruolo di mediatore tra governo e opposizione e sostenne il dialogo, seppure con alterni risultati. Anche negli scambi di lettere tra Francesco e Maduro, il Pontefice ha insistito sulla necessità di soluzioni pacifiche che mettano al centro il bene comune e non gli interessi di fazioni contrapposte.
Papa Francesco ha spesso ribadito che la Chiesa non mira a interferire nella politica interna di uno Stato, ma intende essere “ascolto attento” e voce di chi soffre, promuovendo la pace, la dignità umana e il rispetto delle istituzioni.
La risposta della Chiesa venezuelana: tra denuncia e speranza
I vescovi venezuelani hanno avuto un ruolo pubblico cruciale, chiamando la popolazione a rifiutare la violenza e a cercare soluzioni politiche che rispettino i valori democratici e la Costituzione. La Conferenza Episcopale ha espresso la necessità di rispettare la dignità di ogni persona e di proteggere i più vulnerabili, insistendo sul fatto che il cambiamento deriva dal popolo stesso e non può essere imposto dall’esterno.
Questa linea si è manifestata anche nelle recenti assemblee episcopali, in cui è stato sottolineato che lo Stato deve garantire libertà, giustizia e la protezione dei diritti civili, mentre la comunità internazionale può offrire assistenza per affrontare la crisi umanitaria senza fare della punizione economica un mezzo di pressione politica.
Il ruolo simbolico e pastorale della Chiesa: dal popolo alla canonizzazione
Oltre alla diplomazia formale, la Chiesa ha cercato di rafforzare il legame con il popolo venezuelano attraverso atti di fede e momenti di comunione. Così, la canonizzazione nel 2025 di José Gregorio Hernández, il “medico dei poveri”, e di Carmen Rendiles da parte di Papa Leone XIV è stata accolta con profonda partecipazione popolare in Venezuela, un simbolo di speranza e identità spirituale in un momento di crisi prolungata.
In quelle celebrazioni, il Vaticano ha riaffermato la necessità di liberare i prigionieri politici, di rispettare i diritti umani e di costruire un futuro di pace e giustizia per tutti i venezuelani.
I rapporti tra la Chiesa cattolica e il Venezuela sono un esempio del ruolo unico che la Santa Sede gioca nel contesto internazionale: una diplomazia che cerca di coniugare il dialogo con la difesa dei diritti umani, senza cedere alla logica del potere o della campagna ideologica. Da Parolin nunzio a Parolin Segretario di Stato, dal dialogo con Chávez e Maduro alle denunce di ingiustizie sistemiche, la Chiesa non smette di essere una voce, spesso scomoda, ma essenziale in un Paese che ha conosciuto tre decenni di turbolenze politiche, economiche e sociali. In un mondo dove la guerra è tornata ad essere trofeo di retoriche politiche, la diplomazia ecclesiale rimane un baluardo di umanità e speranza.
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